Diventerò la Luna

Diventerò la Luna

Novembre 20, 2020 Off Di Maria Sara Cetraro

Quando ho ascoltato per la prima volta Il Fine E La Luna degli Eugenio in Via Di Gioia, mi sono messa a piangere.

Questo brano, per me, è come un pugno nello stomaco, una tirata di orecchie: proprio quello che mi serve quando vedo moltiplicarsi intorno e dentro di me i pretesti per cedere alla disperazione.

L’atmosfera triste in cui siamo immersi, le notizie negative da cui siamo bombardati, la preoccupazione per un futuro che non riusciamo a progettare, la paura che accompagna ogni nostra azione, ci stanno portando a evidenziare, nel nostro vocabolario interiore, parole come isolamento, impotenza, abbrutimento, annichilimento, terrore, morte.

Il mondo intorno a me è già finito da un pezzo, cantano gli EIVDG, e la cosa che ci riesce meglio, per ritardare la presa di coscienza delle nostre responsabilità in questa “fine del mondo”, è incolpare gli altri di quello che non va, l’unico modo per sentirci vivi, vivi, vivi… poveri stolti.

Leggi il testo della canzone

Fatichiamo a guadare i nostri fiumi di lacrime perché cerchiamo appigli dove ci sono solo pareti scivolose.
Molti di noi, stanchi e sfiancati, finiscono per assecondare la corrente, ma da qualche parte, inaspettata, irrompe una domanda:

Che fine ha fatto la luna
che mi accendeva la tela
Che fine ha fatto la luna
In questo cielo tutto nero

Questa luna introvabile mi fa pensare, innanzitutto, alla meraviglia, che deriva dalla consapevolezza di essere al mondo non per merito nostro, destinatari di doni bellissimi, a partire da quelli della natura per arrivare a quelli che sono frutto delle nostre relazioni.
Che fine ha fatto lo stupore affamato, che alimenta l’arte – e l’arte di vivere – ?

Abbiamo accettato di porre un limite al nostro sguardo, di tenere a bada gli slanci e le speranze, abbiamo smesso di scambiarci parole di fiducia e gesti di amicizia. Ci stiamo assuefacendo al disfattismo.
Così la mente si impigrisce, il cuore si accartoccia, le relazioni autentiche si diradano e il lock-down più dannoso lo viviamo dentro di noi.

Usciamo da questo torpore!
Abbiamo tutti gli strumenti per invertire la rotta e non dobbiamo andare poi così lontano per trovarli.
Il primo di questi si chiama immaginazione, cura potentissima contro l’inedia.

Ed io che non so niente
non ho mai visto oltre al mio dito
voglio provare a immaginarla
ad ascoltarla con l’udito
intravederla nella gente
urlarla con la voce
trovarla nelle teste
nelle pagine vuote

Questo cuore saturo di tristezza dichiara la sua indipendenza e riapre lo sguardo verso una nuova prospettiva. La ricerca di senso non si arena, ma si converte in atto creativo: l’eureka di una mente vigile che non si è arresa al buio.

Inventerò la luna
nel bel mezzo della tela
inventerò la luna
in questo cielo tutta bianca
Diventerò la luna
in mezzo a tutte le stelle
che forma avrà la luna
ma che importanza ha


Quando ascolto Il Fine E La Luna, la sento risuonare dentro come una sorta di investitura, un invito a non delegare agli altri la responsabilità della mia felicità, un mandato ad essere un punto di riferimento, un propulsore di creatività e meraviglia per quelli che non riescono a vedere oltre il proprio dito.

Allora piango perché prendo coscienza del fatto che il cambiamento dipende da me.
Perché mi rendo conto che è uno spreco di risorse e di energie vivere con i paraocchi, e perdere di vista la bellezza che mi circonda e che mi abita.
Perché scopro che posso inventare la Luna, posso essere la Luna.
Posso stupire, confortare, illuminare questo cielo tutto nero.
E avrete capito che non è un pianto di sconforto il mio, ma di liberazione.
Sono lacrime di gratitudine, che benedico per la Bellezza della missione che mi rivelano.

Spero che questa canzone faccia lo stesso effetto anche a voi.