La Catechesi

La Catechesi

Dicembre 8, 2020 Off Di Ilaria Mercurio

Nel percorso di catechesi per l’iniziazione cristiana, sono previsti 3 anni per la Prima Comunione. Questa prima fase è molto importante e delicata perché si incontrano per la prima volta le famiglie oltre ai bambini, nella maggior parte dei casi non sono persone che frequentano la Parrocchia, perciò questo incontro può essere un momento favorevole perché la famiglia intera possa riaccostarsi alla fede. Purtroppo in questi anni si è creata la mentalità secondo la quale il percorso di fede è legato ai sacramenti, in pieno stile scolastico, dove fare la Prima Comunione o la Cresima equivale a prendere una specie di diploma, una volta raggiunto lo scopo, con la fede il discorso è chiuso. Ma non dovrebbe essere così. I sacramenti semmai sono inseriti in un percorso di fede. Ad ogni modo, seppur con molte difficoltà, il cammino Diocesano degli ultimi anni ha spinto le parrocchie a lavorare in controtendenza cercando il dialogo con i genitori che è il presupposto per gettare nuove basi.

Una volta fatta la Prima Comunione ai bambini viene offerta una formazione chiamata, “Laboratori della fede”, dove si cerca di coinvolgerli in un “ambiente” cristiano anche attraverso il gioco e altre attività legate all’ Oratorio. La formazione per la Cresima parte dalla Terza Media e si conclude in Primo Superiore, dal momento che la Diocesi ha stabilito una età minima fissata ai 15 anni di età. Anche qui il cammino con gli adolescenti non è facile per questo si punta molto sulla formazione dei catechisti che devono diventare “animatori della fede”, si tratta ancora una volta di uscire da un regime scolastico per entrare nell’ottica della Parola del Signore che entra nel loro vissuto quotidiano e di instradarli anche verso un altro aspetto fondamentale della nostra fede che è la missionarietà. Si può uscire dai concetti troppo astratti ad esempio creando situazioni di volontariato.

La formazione per i catechisti è offerta anche dalla Diocesi che organizza per zone, nel nostro caso siamo nella zona mare che comprende le città di Anzio e Nettuno, dei corsi di formazione specifici. Ma anche le parrocchie in maniera autonoma, solitamente, in base alle prerogative che caratterizzano ogni realtà parrocchiale, con il parroco e con alcuni collaboratori, mettono in atto giornate di studio e formazione che sono necessarie per progettare, correggere, riflettere, formare. I percorsi sono strutturati intorno al Vangelo con lo sviluppo di alcune dinamiche, e quindi anche con alcuni aspetti pedagogici, che possono aiutare nel trasmettere il messaggio.

In questo anno purtroppo anomalo per tutti, si sta cercando di fare il possibile perché si rimanga in contatto con chi sta facendo un cammino di fede. È chiaro che le difficoltà sono tante proprio perché non si devono passare solo contenuti, ma i contenuti vanno veicolati dalla relazione, e le relazioni sono proprio le realtà più colpite da questa pandemia.

Nella nostra Parrocchia ci siamo attivati molto con i mezzi social, è ovvio che hanno dei limiti, ma crediamo che al primo posto in questo momento ci sia la salute del prossimo. Tuttavia c’è del positivo in questa situazione ossia, ciò che noi offriamo deve necessariamente passare attraverso l’accompagnamento dei genitori. È quello che da alcuni anni, come detto sopra, volevamo fare, senza grandi risultati. Questo può essere il tempo favorevole per acquisire molte consapevolezze compresa quella secondo la quale la fede non è qualcosa che bisogna imparare dagli 8 ai 15 anni, come se a 30, 40 o 50 si è ormai troppo adulti per quelle cose “da bambini”, sarebbe bello che gli adulti per primi si mettessero in discussione lasciandosi provocare dal Vangelo. Si verificherebbe nell’ambito della fede quel tanto invocato ricongiungimento generazionale, necessario per una educazione alla vita buona del Vangelo.

Vi lasciamo adesso le testimonianze di due catechisti, rispettivamente del percorso per la comunione e di quello per la cresima.

La mia esperienza come catechista è iniziata otto anni fa. Partecipavo alla Messa domenicale, don Angelo fece un appello, la parrocchia stava cercando catechisti. Mi è sembrato un segno, sembrava si stesse rivolgendo a me. Proprio qualche giorno prima, pensavo a come poter dare una mano in Parrocchia ed ecco l’opportunità.

Fare la catechista mi ha permesso di far conoscere e trasmettere ai bambini l’immenso amore che ho ricevuto facendo entrare Gesù nella mia vita. Frali innamorare di Gesù, l’amico buono che ci ama nonostante le nostre imperfezioni e su cui poter sempre contare. L’importanza della preghiera quotidiana nella nostra vita, non solo quando le cose vanno male, e di ringraziare per tutto ciò che ci dona. Spero di essere riuscita ad incuriosirli almeno un pochino. Quindi in conclusione sono felicissima di avere risposto “SI” a quella chiamata.

Grazie a Don Vittorio per aver creduto in me.

Teresa

La mia esperienza con la catechesi dei cresimandi dura ormai da parecchi anni. Nel mio cammino di formazione sono stato sempre guidato da Anna, Filippo, Nunzia e Don Vittorio. La preparazione alla Cresima è ovviamente molto diversa rispetto al cammino eucaristico, ovviamente ci si confronta con dei ragazzi ormai, non più dei bambini e questo permette a noi catechisti di sviluppare approfonditamente diverse tematiche. Le tematiche affrontate creano spunti per riflettere anche per noi catechisti e nell’ultimo anno Nunzia e Filippo hanno coinvolto anche i genitori dei ragazzi nella catechesi. Spesso, sono anche i ragazzi che ci danno idee per approfondire un tema che noi spesso, proponiamo solamente. Le loro riflessioni a volte ci fanno anche rivalutare le idee che avevamo avuto durante la preparazione della tematica. Non tutti i ragazzi sono ugualmente coinvolti, ovviamente sono in un’età particolare, attanagliati dai problemi adolescenziali e scolastici, non sempre sono completamente presi dalla catechesi. L’essere ancora non così distante almeno anagraficamente da questi ragazzi, mi consente anche di immedesimarmi nei loro problemi, e avendo un fratello in questa età mi confronto spesso con loro. Il mio essere “giovane” è un punto di forza ma anche un punto debole del mio essere catechista; spesso vengo visto quasi come un fratello maggiore e quindi una figura di riferimento da prendere meno seriamente. Lavoriamo relativamente poco con questi ragazzi, un incontro a settimana di circa un’ora per 4/5 mesi, comprese le festività natalizie e pasquali andranno a comporre un insieme di 10 incontri. Dieci incontri sono pochi per conoscere a fondo dei ragazzi, ed è per questo che negli anni precedenti abbiamo sempre organizzato un ritiro in prossimità ella cresima a Nemi; lì abbiamo modo di conoscere meglio i ragazzi che partecipano e non mancano occasioni anche per divertirsi oltre ai momenti di riflessione. Alla fine del percorso, credo di parlare a nome di tutti i catechisti, speriamo sempre di lasciare qualcosa a questi ragazzi anche se di solito, sono loro che lasciano qualcosa a noi. Un ricordo, un’emozione, una risata, una battuta fatta durante la catechesi, un sorriso. Ovviamente non è sempre un idillio, a volte bisogna anche metterli in riga, quando la loro o la nostra giornata è stata stressante, qualcosa scatta da entrambe le parti, ma il tutto viene fatto sempre con il massimo rispetto. Quando arriva il giorno della Confermazione, non importa quanto ci abbiano fatto penare, la commozione c’è sempre perché un ragazzo , che hai conosciuto solo qualche mese prima si prepara a ricevere un sacramento importante e lo vedi cresciuto. Diciamocelo, alla fine se è arrivato lì è anche “colpa” di noi catechisti e Don Vittorio.

Lorenzo