Una storia di paternità

Una storia di paternità

Marzo 10, 2021 Off Di Mirko & Francesca

Il mese di marzo nella Chiesa cattolica si fa memoria della figura di san Giuseppe sposo di Maria. Quest’anno tuttavia – come sappiamo – il Papa ha indetto un anno tutto dedicato a questo grande santo. Nella sua lettera apostolica il Papa aveva scritto che “il mondo ha bisogno di padri”. Nella nostra società infatti, il padre è una figura sempre più evanescente eppure tutti noi abbiamo bisogno di figure paterne, persone cioè che sappiano donare vita piuttosto che possederla, persone autorevoli che sappiano diventare dei modelli anziché gettare nella confusione i figli, persone che sappiano educare anziché mettersi al posto dei figli. 

In questo nostro articolo allora vorremmo presentare la figura di Abramo “padre dei credenti” così come ce lo mostra Marco Manco.

Marco è un insegnante di religione con una spiccata passione per la Sacra Scrittura. Oltre il suo lavoro, svolge servizio presso la sua parrocchia di Pomezia, dove si occupa di catechesi e formazione, inoltre ha un canale youtube, dove, con l’Ufficio Scuola della diocesi e alcuni colleghi, offre una serie di meditazioni sulla parola di Dio nei tempi forti dell’anno liturgico. In questo modo riesce a mettere a frutto nei vari ambiti la sua dedizione per la Scrittura.

 Nel suo libro: “Una storia di fede. Abramo”, ripercorre la vita del patriarca cercando di catturare il messaggio che l’autore del testo sacro ha voluto lasciare. Ecco che compare allora una figura attualissima di uomo e di padre, al quale Dio chiede di brillare. La sua luce dovrà illuminare il cammino dei popoli, perché con Abramo nascerà il monoteismo.

Il testo ci porta nel viaggio che Abramo fa: da una vita spenta, sterile e interessata a una vita che brilla, feconda e donata. Ciò che tutti pensiamo su Abramo – che egli è stato scelto da Dio perché era un uomo obbediente e integerrimo – decade non appena ci inoltriamo nella lettura del libro.

Abramo infatti era uno che ai giudizi dei più potrebbe apparire come meschino. Quando a causa di una carestia, dalla Mesopotamia scese in Egitto, egli sparge voce che sua moglie è sua sorella perché siccome Sara era molto bella, aveva paura che lo uccidessero per averla; è disposto ad unirsi a un’altra donna per garantirsi una discendenza. Eppure Dio passa nella sua storia e riesce a tirare fuori tutta la bellezza di quest’uomo. Abramo deve solo fidarsi del Dio della promessa, il quale gli rivela che da sua moglie Sara nascerà un figlio.

Come sappiamo la storia di Abramo converge verso quest’attesa per concentrarsi – subito dopo la generazione di Isacco – sul suo sacrificio.

Qui Marco riesce a cogliere la profondità del messaggio biblico, tracciando una figura di padre peculiare. Il testo comincia con il narrare il cammino che fa Abramo con suo figlio Isacco verso il monte Moria. Abramo sale per il sacrificio, ma cosa deve sacrificare?

Mentre sta per tendere la mano contro suo figlio, ecco che un angelo lo ferma e al posto di Isacco verrà sacrificato un montone. Qui si nasconde la chiave di lettura: infatti non è l’agnello ma il montone ad essere scarificato. Non è cioè il figlio ma il padre. Infatti il montone è il “padre” dell’agnello.

Dal possesso al dono. Si può avere un figlio o mettere al mondo un figlio. Il primo è l’immagine di un padre possessivo, chiuso a un futuro non suo, il secondo invece è il padre aperto al dono della vita e di un futuro non programmato. Abramo li ha conosciuti entrambi, quando ha dovuto rinunciare al possesso del figlio sul monte che Dio aveva stabilito.

Si è padre quando si spezzano le catene che tengono l’uomo prigioniero, si è padre quando si è capaci di lasciare la mano del figlio perché cammini con libertà, si è padre quando si ha il coraggio di mettere il figlio di fronte al mondo, si è padre quando si aiuta il figlio a guardare la luna e non il dito che la indica. In tal senso tutti possiamo esprimere la nostra paternità quando ci prendiamo cura dell’altro aiutandolo ad essere se’ stesso perché possa realizzare la sua chiamata più autentica.

La paternità, questo dono esaltato e a volte negato, la paternità questo servizio grato e a volte non dato, ricercato eppure scansato, si è padre nella misura in cui il figlio non è posseduto ma donato.