In cammino verso la festa dei nostri patroni

In cammino verso la festa dei nostri patroni

Luglio 13, 2021 Off Di Filippo Sedda

L’annuncio ad Anna

Ma sua moglie innalzava due lamentazioni e si sfogava in due pianti, dicendo: “Piangerò la mia vedovanza e piangerò la mia sterilità”. Venne il gran giorno del Signore, e Giuditta, sua serva le disse: “Fino a quando avvilisci tu l’anima tua; Ecco, è giunto il gran giorno del Signore e non ti è lecito essere in cordoglio. Prendi invece questa fascia per il capo che mi ha dato la signora del lavoro: a me non è lecito cingerla perché io sono serva e perché ha un’impronta regale”. Ma Anna rispose: “Allontanati da me. Io non faccio queste cose. Dio mi ha umiliata molto. Forse è un tristo che te l’ha data, e tu sei venuta a farmi partecipare al tuo peccato”. Replicò Giuditta: “Quale imprecazione potrò mai mandarti affinché il Signore che ha chiuso il tuo ventre, non ti dia frutto in Israele?”. Anna si afflisse molto. Si spogliò delle sue vesti di lutto, si lavò il capo, indossò le sue vesti di sposa e verso l’ora nona scese a passeggiare in giardino. Vedendo un alloro, si sedette ai suoi piedi e supplicò il Signore, dicendo: “O Dio dei nostri padri, benedicimi e ascolta la mia preghiera, come hai benedetto il ventre di Sara, dandole un figlio, Isacco”.
Guardando fisso verso il cielo, vide, nell’alloro, un nido di passeri, e compose in se stessa una lamentazione, dicendo: “Ahimè! chi mi ha generato? qual ventre mi ha partorito? Sono infatti diventata una maledizione davanti ai figli di Israele, sono stata insultata e mi hanno scacciata con scherno dal tempio del Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio agli uccelli del cielo, poiché anche gli uccelli del cielo sono fecondi dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio alle bestie della terra, poiché anche le bestie della terra sono feconde dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio a queste acque, poiché anche queste acque sono feconde dinanzi a te, o Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio certo a questa terra, poiché anche questa terra porta i suoi frutti secondo le stagioni e ti benedice, o Signore”.
Ecco, un angelo del Signore le apparve, dicendole: “Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza”. Anna rispose: “(Com’è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di maschio o di femmina, l’offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua vita”. Ed ecco che vennero due angeli per dirle: “Tuo marito Gioacchino sta tornando con i suoi armenti”.

(PROTOVANGELO DI GIACOMO)

La parola allo spirito

Anna in questa storia è una spettatrice ferita due volte. Prima la vergogna di non aver dato una discendenza al suo amato Gioacchino e ora si ritrova anche sola, abbandonata dal marito, equiparabile dunque ad una vedova. All’onta della sterilità si assomma quella della vedovanza: una donna senza figli e senza un marito, una delle condizioni peggiori per la mentalità ebraica. Persino la sua serva sembra non capire la sua situazione psicologica. Il suo animo era inquieto, ma lei non si arrende; contrariamente a Gioacchino guarda verso il cielo. Con lo sguardo rivolto in alto vede su un alloro un nido di passeri e mentre era assorta in questi pensieri gli appare un angelo che gli rivela il progetto di Dio su di lei: il prossimo concepimento e
il parto.


La vita di Anna, come quella di ognuno di noi o di ogni famiglia, è fatta di alti e bassi, è piena di contraddizioni: è però l’atteggiamento con cui si affrontano le situazioni difficili che fa la differenza! Non possiamo restare inermi e passivi davanti alle avversità che ci sovrastano, per paura di essere schiacciati: solleviamo il nostro capo, attingiamo alle nostre risorse e imploriamo l’aiuto dall’alto, da colui che cammina sempre al nostro fianco, anche quando non lo vediamo. Un angelo apparirà alla nostra finestra ad offrirci un barlume di speranza dentro la nostra stanza buia; ma ricordiamo: Anna non lo avrebbe visto, tenendo il suo sguardo rivolto verso il basso.


Quale è il nostro atteggiamento difronte alle avversità?

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