La festa di Tutti i Santi e la Commemorazione  dei defunti

La festa di Tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti

Ottobre 30, 2021 Off Di Anna & Filippo

Chi giunge in piazza San Pietro, non può fare a meno di notare che in cima al colonnato del Bernini troneggiano le figure di ben 140 Santi. Più precisamente nella zona sinistra prossima alla facciata della Basilica ci sono i martiri, che per aver diffuso e difeso il cristianesimo furono crudelmente uccisi e i fondatori dei primi Ordini religiosi; sulla destra invece fanno la loro comparsa vescovi, papi e fondatori di Ordini meno antichi. L’effetto è particolare, ci si sente custoditi e protetti da tutta quella “schiera” di Santi pronti ad intervenire nei momenti di bisogno.

Uomini e donne, in carne ed ossa, che hanno vissuto la loro esistenza dedicandosi ai miseri, ai più poveri, ai più piccoli e al volere di Dio. L’appellativo di “santo” nel Antico Testamento era riservato solo all’Altissimo. Nel Nuovo fu esteso a tutti i battezzati, tanto che la Chiesa dei primi secoli usava chiamare “santi” i propri membri.

Qual è la storia della solennità di Tutti i Santi che festeggiamo oggi?

Questa ricorrenza nel calendario liturgico romano (in latino Sollemnitas Omnium Sanctorum) cade il 1° novembre ed è seguita dalla Commemorazione dei Defunti del 2 novembre. È una festa solenne che prevedeva anche una vigilia e un’ottava nel calendario anteriore alla riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II.

La celebrazione della solennità dei Santi, comuni a diverse Chiese, cominciò ad esser celebrata nel IV secolo.

Pare che tale ricorrenza sia derivata dalla trasformazione del Pantheon di Roma da tempio romano dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future, a chiesa dedicata alla Vergine Maria e a tutti i martiri. Questa festa, chiamata Dedicatio Sanctae Mariae ad Martires, fu celebrata per la prima volta il 13 maggio 609 (o 610), quando papa Bonifacio IV fece trasferire al Pantheon numerose reliquie dei martiri sepolti nelle catacombe romane.

Una leggenda, infatti, racconta che durante la cerimonia per la consacrazione, 28 furono i carri (il numero perfetto per la tradizione romana, che ricorre anche nel numero dei cassettoni della cupola) che traslarono le ossa dei martiri, recuperate dalle prime catacombe cristiane. Nel momento in cui furono “scaricate” le ossa, i presenti videro scappare 7 demoni, un numero non causale, poiché 7 erano gli dei cui Agrippa prima e Augusto poi consacrarono il Pantheon. Lo stesso diavolo, in quel momento, secondo la leggenda cercò di scappare dal tempio, colpendo con le corna la cupola e creando quindi l’oculo, che in origine sarebbe stato coperto da una pigna d’oro.

Tralasciando le leggende e tornando alla solennità di Tutti i Santi, per un periodo di circa due secoli la festa del 1° novembre coesistette con quella della Dedicazione di Sancta Maria ad Martires del 13 maggio. Solo nell’835 papa Gregorio IV fissa il 1° novembre come giorno solenne per tutta la Chiesa in cui fare memoria di tutti i Santi. Il Pontefice sceglie questa data in coincidenza con l’anniversario della consacrazione, in San Pietro, della cappella delle reliquie “dei santi Apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”, fatta dal suo predecessore Gregorio III (731-741.) Sembra inoltre che il Papa abbia voluto creare una continuità cristiana con un’antica festa celtica, la Samhain, festa del nuovo anno e festa dei defunti. Infatti, la tradizione cristiana ha rafforzato il legame tra i Santi e i defunti, che si commemorano il 2 novembre.

L’origine della Commemorazione dei defunti si fa risalire all’abate benedettino Odilone di Cluny che, in continuità con l’uso monastico del secolo VII, consacrò un giorno intero alla preghiera per tutti i defunti. Odilone era molto devoto delle anime del Purgatorio, al punto che tutte le sue preghiere, sofferenze, penitenze, mortificazioni e messe erano offerte perché potessero lasciare il purgatorio per entrare nella vita beata.

Uno dei suoi confratelli di ritorno dalla Terra Santa, e siamo nuovamente nel campo delle leggende, gli raccontò di essere stato scaraventato da una tempesta sulla costa della Sicilia. Lì incontrò un eremita, il quale gli raccontò che spesso aveva udito le grida e le voci dolenti delle anime purganti provenienti da una grotta insieme con quelle dei demoni che gridavano proprio contro di lui, l’abate Odilone. Lui, all’udire queste parole, non ebbe più dubbi e ordinò a tutti i monaci cluniacensi di fissare il 2 novembre come giorno solenne per la commemorazione dei defunti. Era l’anno 928.

Ancora oggi la Chiesa celebra queste due solennità strettamente legate, perché in fondo il ricordo dei santi e dei defunti ci richiama alla stessa chiamata alla santità. Come dice papa Francesco: «…siamo tutti chiamati alla santità. I Santi e le Sante di ogni tempo, che oggi celebriamo tutti insieme, non sono semplicemente dei simboli, degli esseri umani lontani, irraggiungibili. Al contrario, sono persone che hanno vissuto con i piedi per terra; hanno sperimentato la fatica quotidiana dell’esistenza con i suoi successi e i suoi fallimenti, trovando nel Signore la forza di rialzarsi sempre e proseguire il cammino. […] Quindi la santità è dono e chiamata… è una vocazione comune di tutti noi cristiani, dei discepoli di Cristo; è la strada di pienezza che ogni cristiano è chiamato a percorrere nella fede, procedendo verso la meta finale: la comunione definitiva con Dio nella vita eterna. La santità diventa così risposta al dono di Dio, perché si manifesta come assunzione di responsabilità. In questa prospettiva, è importante assumere un quotidiano impegno di santificazione nelle condizioni, nei doveri e nelle circostanze della nostra vita, cercando di vivere ogni cosa con amore, con carità» (Angelus, 1 novembre 2019).