Tempo di Avvento

Tempo di Avvento

Dicembre 6, 2021 Off Di Anna & Filippo

Siamo ormai giunti alla seconda settimana di uno dei due tempi “forti” dell’anno liturgico della Chiesa Cattolica, il tempo di Avvento. Quel tempo solenne di preparazione al Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini. Tuttavia è anche e soprattutto il tempo in cui, attraverso il ricordo della nascita di Gesù, la nostra spiritualità cristiana è guidata all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi.

La parola Avvento deriva dal latino adventus e significa “venuta” (in funzione dunque del Natale), anche se la sua accezione più diffusa richiama l’”attesa” (Avvento escatologico). Sul significato originario dell’Avvento si è molto discusso, tanto che la riforma liturgica del Concilio Vaticano II ha intenzionalmente conservato ambedue i significati: preparazione al Natale e di attesa della seconda venuta di Cristo.

Il tempo liturgico dell’Avvento inizia ai primi Vespri dell’ultima domenica di novembre e termina con i primi Vespri di Natale. Le quattro domeniche che lo attraversano assumono dei nomi specifici:

  • La prima Ad te levavi (Ad te levavi animam meam)
  • La seconda Populus Sion (Populus Sion, ecce Dominus veniet ad salvandas gentes)
  • La terza Gaudete (Gaudete in Domino semper cioè “Rallegratevi nel Signore sempre”)
  • La quarta Rorate (Rorate, coeli desuper et nubes pluant iustum).

Questi nomi sono le prime parole dell’introito, cioè dell’antifona che apre la celebrazione eucaristica.

Le parole, i gesti, i segni in questo periodo ci aiutano a vivere pienamente l’attesa, a cominciare dai passi del Vangelo che si leggono nelle quattro domeniche che ci separano dal Natale. Essi si riferiscono nella I domenica alla venuta del Signore alla fine dei tempi, a Giovanni Battista nella II e III e infine nella IV domenica agli antefatti immediati la nascita del Signore. Le letture veterotestamentarie sono centrate sulle profezie della venuta del Messia, in particolare il profeta Isaia.

Il colore tipico di questo periodo è il viola, che richiama la mestizia, la penitenza, l’introspezione che animano l’attesa. Unica eccezione è rappresentata dalla terza domenica il cui colore è il rosa: tale domenica si trova all’incirca a metà di questo tempo speciale e come afferma la prima parola dell’introito (gaudete) vuole far pregustare la gioia del Natale, che si sta avvicinando.

C’è pure un altro segno particolare che ci accompagna: la corona di Avvento. La tradizione vuole che sia collocata in un luogo ben visibile del presbiterio, disposta su un tronco d’albero, o persino pendente dal soffitto come un vero candelabro antico: poiché la luce scende dall’alto. Essa è composta da una corona di rami verdi, sulla quale sono collocate quattro candele, ciascuna con un significato ben preciso.

La prima candela, di colore viola, è la Candela del Profeta, ed è anche detta la candela della speranza. Ci ricorda che molti secoli prima della nascita del bambino Gesù, uomini saggi chiamati profeti predissero la sua venuta.

La seconda candela, di colore viola, è la Candela di Betlemme. È chiamata la candela della salvezza e ci ricorda la piccola città in cui nacque il nostro Salvatore.

La terza candela, di colore rosa, è la Candela dei pastori. È la candela della gioia, poiché furono i pastori i primi ad adorare il bambino Gesù e a diffondere la buona novella.

La quarta candela, di colore viola, è la Candela degli Angeli. Con essa onoriamo i primi che annunciarono al mondo la nascita del Messia, ossia i nostri adorati angeli.

L’accensione settimanale di ogni candela indica la graduale vittoria della Luce sulle tenebre. La sua forma circolare rimanda all’inizio e alla fine, l’alfa e l’omega, simbolo dell’amore infinito di quel Bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia per noi e per la nostra salvezza.

Lasciamoci abbracciare da questo tempo e da questi segni, apriamo allora il nostro cuore per accogliere anche quest’anno il Bambino che nasce.